L’Importanza della Community per un Business
Ora anche Trenord ha una community. Questo dimostra quanto la creazione di una community e terzi spazi fisici e digitali sia imperativo per un business al giorno d’oggi. Il mercato si sta evolvendo verso un approccio nuovo a tutte le realtà che viviamo quotidianamente, attraverso iniziative come membership a pagamento in cambio di benefici quali sconti e accumulo di punti fedeltà. Ovviamente tutto questo non è nuovo, ma è evidente che se prima questi casi erano più o meno isolati e riservati a realtà come i supermercati, oggi sempre più aziende stanno implementando sistemi di questo tipo (un caso nel mondo della ristorazione è quella della catena di birrerie sarda Doppio Malto).
Questo shift nell’approccio al modo di rapportarsi con il cliente è dato da una crescente domanda di appartenenza da parte del consumatore, che è stato alienato da quasi tutte le forme di spazio collettivo che erano presenti nell’era pre-internet e soprattutto pre-covid. Il cliente si sta progressivamente separando dal ruolo di consumatore passivo per evolversi in una figura selettiva di fronte all’abbondanza spropositata dell’offerta, discernendo maggiormente come i suoi valori si riflettono nel prodotto o servizio che sta per acquistare.
Proprio perché il marketing tradizionale non funziona più, in quanto basato sulla semplice visibilità del prodotto utilizzando tecniche più o meno radicate nella psicologia e nel condizionamento, la strategia di un business deve necessariamente intraprendere lo stesso processo evolutivo che sta accadendo nel cliente. Saturare ulteriormente la mente di chi si approccia a un brand con contenuti, prodotti e offerte vuoti di significato o basate sul semplice ritorno economico sarà progressivamente sempre più fallimentare nei prossimi anni. Già dalla progressiva rilevanza del ruolo dell’influencer che stiamo sperimentando da tempo è evidente che strumenti come la pubblicità funzionano ma solo fino a un certo punto, a livello socio-culturale la domanda non è più focalizzata su nuovi prodotti ma sull’appartenenza. Per portare un esempio pratico esperienziale, l’iPhone era, al momento dell’uscita dei primi modelli, uno status symbol e già in allineamento con lo shift attuale in modo visionario. Possedere un iPhone, e gli accessori Apple che sono seguiti come i diversi modelli di AirPods, era sì funzionale a livello di prodotto per il consumatore grazie alle differenze tecniche rispetto ad altri cellulari, ma portava con sé un immaginario in cui il potenziale cliente desiderava identificarsi. Al giorno d’oggi ormai possedere un iPhone non ha più la stessa rilevanza di un decennio fa, ma la visione che Apple aveva avuto nel produrre un mondo attorno al proprio prodotto è diventata realtà, e le recenti iniziative illustrate da varie aziende lo testimoniano chiaramente.
La vera forza nell’applicare il metodo curatoriale al proprio prodotto, servizio o brand sta proprio nel rispondere alla crescente necessità di clienti e consumatori di appartenere al mondo che ciò che comprano crea con e per loro, e come questo senso di appartenenza crei un risvolto positivo a livello di connessione tra clienti. Questo princìpio si applica a qualsiasi tipo di azienda o attività, ma è soprattutto fondamentale per business di piccole-medie dimensioni che sentono di aver bisogno di un salto di qualità.